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giovedì 8 dicembre 2016

bambini in volo sulle note di Takhur

... ancora bambini, venti, forse più, lasciano la terra alle soglie di questo Natale del 2016. Ancora raid aerei, ancora la coalizione a guida statunitense, ancora un mercato affollato, ancora civili, ancora innocenti, ancora nostra la responsabilità. La colpa. Perché di questo si tratta. L'Italia deve dire basta. Il deve va sottolineato. Deve uscire dal circuito delle responsabilità belliche. Perché di questo si tratta. Ma ora, dedichiamo la pagina ai bambini volati in altro mondo a trasformarsi in stelle, lasciamo alla seguente l'ennesima analisi sulla complicità bellica italiana a dispetto di Sovranità e Costituzione, torniamo al pensiero dei bambini, questa volta di Al-Qaim, Iraq, confini con la Siria e accompagniamo il loro luminoso volo innocente con le note poetiche di Rabindranath Takhur, in occidente Tagore, che abbiamo tradotto per voi.

 " Nessuno sa da dove viene il sonno
che aleggia sugli occhi dei bambini?
Sì. Si dice che abiti laggiù,
in un villaggio incantato, dove,
tra le ombre di una fitta foresta, 
fiocamente illuminata dalle lucciole, 
due timidi splendidi fiori pendono.
Ecco da dove viene il sonno 
a baciare il sonno dei bambini.

Nessuno sa dove nacque il sorriso
che fluttua sulle labbra dei bambini addormentati?
Sì. Si dice che un pallido giovane 
raggio di luna crescente,
abbia accarezzato il lembo 
d'una nuvola autunnale e leggera,
così, nel sogno d'un mattino umido di rugiada,
per la prima volta nacque il sorriso
che fluttua sulle labbra dei bambini addormentati.

Nessuno sa dove a lungo si nascose
la dolce e tenera freschezza
che fiorisce dalle membra dei bambini?
Sì. La portava nel cuore silente, 
colmo del delicato mistero d'amore,
la madre ancora giovinetta.
Lì sbocciò la dolce e tenera freschezza 
che fiorisce sulle membra dei bambini".

Marika Guerrini


mercoledì 16 novembre 2016

AMERICA tra volto manifesto e concetto di FELICITA'

… basta uno sguardo per cogliere il ruolo che gioca l’America nel contesto planetario, un solo sguardo  per cogliere il fine proprio a quella terra: fondare una Civiltà destinata a culminare nella meccanizzazione della società, ivi compresi gli stessi uomini, destinati, gioco forza, a trasformarsi in omuncoli privi di coscienza individuale. Accanto a questo una società destinata alla realizzazione della “felicità”, o meglio, alla fabbrica della “felicità”, in linea con quel tipo di pensiero che escogita ordinamenti economici sì da tendere alla “felicità” quale appagamento del mondo dei sensi, appagamento dell’istinto. E poiché la vita degli uomini “deve” essere felice, la realizzazione della felicità diventa un ideale. Il sogno americano.
Ma affinché così sia, dovremmo dire appaia, bisogna fare degli accostamenti, all'uopo sono stati creati dei connubi, si ha quindi felicità-bontà e felicità-virtù, a cui si è aggiunto, per assimilazione, felicità-verità. In tal modo questa Civiltà basata esclusivamente sulla materia, viene nobilitata al mondo dei sensi proprio dai connubi di cui sopra. Il passo è breve perché la risultante di questa Civiltà così ottenuta si appropri del termine Democrazia, ne faccia il proprio vessillo e lo sventoli accompagnato dal concetto di libertà, di uguaglianza, di fratellanza, in realtà, all’atto pratico, uccidendo fratellanza e uguaglianza col negare la libertà altrui, facendo così crollare i connubi felicità-bontà e felicità-virtù, ma soprattutto, felicità-verità. Facendo così crollare la parvenza.
E’ quel che è accaduto in questi giorni sul pianeta Terra con l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump e la sconfitta di Hillary Clinton: è crollata la parvenza, la qual cosa è grandemente positiva. A questo punto, pur ammettendo che qualcuno non l’avesse ancora visto, o non avesse voluto vederlo o l’avesse negato a se stesso, ora, quel qualcuno può, anzi deve, scorgere il volto dell’America, il vero volto dell’America. Il volto tenuto celato all’ombra dei buonismi, delle libertà conclamate, delle uguaglianze, all’ombra della pace, della liberazione da portare a popoli “oppressi” da regimi dittatoriali, eccetera eccetera, in altri termini il volto celato dietro la Democrazia circoscritta nei confini dello stesso paese e da esportare oltre confine.
Per ironia della sorte a svelare questo volto sono stati proprio coloro che “democraticamente” si sono ribellati e si ribellano, si sono rivoltati e si rivoltano, in parte manovrati in parte no ma fa lo stesso, contro un presidente legittimo, eletto dal popolo nell’esercizio democratico della propria sovranità, attraverso le urne in legittime elezioni. Così i democratici americani, sbandierando abusivamente la Democrazia, per il solo fatto di sbandierarla in tale occasione, hanno dichiarato al mondo di non rispettarla, non conoscerla, non possederla. Parvenza, parvenza e ancora parvenza. E tutto il democratico politically correct nella sua britannica accezione, è andato a farsi benedire, rinnegato anche da chi fino a qualche ora prima imputava alla parte avversa la mancata osservanza del concetto.
Sì, l’America ha mostrato il proprio volto, l’ha fatto ora, mentre tamburi di guerra da essa innescata continuano a tuonare sul Vicino Oriente, sul Medio, a falciare vittime innocenti anche nei mari e lungo i deserti. Mentre in Afghanistan i Taliban, già, come sappiamo, mujaheddin in difesa della patria, attaccano il consolato tedesco rappresentante la Coalizione a Mazar-i-Sharif, attaccano la Base Nato di Bagram, la grande Base, luogo di torture soprusi e blasfemie ai danni del popolo afghano, e suicidi continuano a farsi saltare per liberare il paese dal volto dell'America. Questa la verità.
L’America mostra il proprio volto mentre nel vecchio continente l’Ungheria contrasta l’Unione e la Gran Bretagna è in uscita. Mentre i nostri confini orientali, e non solo, sono disseminati di armi atomiche Nato puntate in attacco a provocare guerra anche qui, mentre oltre 5000 soldati, protetti sempre dallo stesso volto, si preparano ad entrare tra i nostri confini allo scoccare del 2017 e soldati italiani, contro ogni Costituzione, si preparano ad accodarsi. L'America  mostra il volto mentre con accordi economici, vedi Ttip, si vorrebbe assoggettare gli Stati europei a diritti fatti su misura per multinazionali beneficianti quest’America che ha mostrato il volto. Per grazia ricevuta.  
E' fuoriuscito da una lotta fra draghi questo volto, da un bestiale diabolico scontro fra draghi. E non è finito, no, i draghi non si arrendono alla sconfitta né si adagiano sulla vittoria. Mai. Potenti entrambi, pericolosi entrambi, inaffidabili entrambi. Se pur chi ha vinto, forse, molto forse, potrebbe agire a favore di qualcosa che ci sta a cuore, sempre per quel pensiero della materia, sì, certo, e del sogno americano, sì, certo, ma che, in tale frangente storico, potrebbe favorire all'orizzonte un bagliore.

Eppure molte note ironiche hanno suonato in questa lotta fra draghi, tra gli spazi, tra un’unghiata e l’altra, una continua a suonare tra coloro che tifavano, e continuano, per la perfidia della Clinton ritenendo di farlo per la Democrazia, è la nota della parola Taikun con cui costoro si riferiscono a Donald Trump, ignorando, per via della britannica trascrizione in forma fonetica che riporta quindi tycoon, la semantica del termine, il significato. 
Taikun, 大君,  che tra l’altro si trascrive rigorosamente con lettera maiuscola, non vuol dire soltanto magnate, come i britannici nella loro mania di trasformazione delle lingue a proprio uso e arroganza hanno riportato, bensì uomo nobile, principe, uomo degno di rispetto, come fosse un accrescitivo del comandante in capo, lo Shōgun. Ma si ritorna all’inizio di questa pagina, il pensiero anglo-americano è pensiero di materia, per cui tycoon è magnate industriale, così coloro che attaccano il Taikun Trump in realtà, senza saperlo, stanno facendo riverenza.
Chiudiamo così questa pagina, su questo aneddoto e due interrogativi: sarà la consapevolezza del volto manifesto dell’America a salvare l’Europa? L'Europa diversificherà il concetto di felicità da quello del volto manifesto che non appartiene alle proprie origini? Si spera!
Marika Guerrini

domenica 6 novembre 2016

L’occidente e la leggenda di Kirttimukha


... oggi racconterò una leggenda, non è la prima volta e non sarà l’ultima, una leggenda avulsa da tutto quel che accade, apparentemente avulsa. Avrei potuto trattare d’altro se l’ispirazione fosse giunta a fare la scelta. Avrei potuto raccontare quel che accade in questi giorni e ho atteso che la scelta si facesse avanti, che qualcosa, qualcuno, un nonnulla,  suggerisse l’argomento, uno dei tanti. Non è stato così. La scelta non è venuta e sono rimasta a guardare, come tutti, il rotolare nel fango delle elezioni presidenziali americane, il fragore delle armi ad Aleppo, l’ennesima tragedia afghana manu militari Usa, i migranti affogare nel Mediterraneo con la loro speranza, i curdi usati e perseguitati, la deriva turca, Mosul. A guardare il teatrino italiano del sì e del no, la danza della Gran Bretagna: Europa sì Europa no.
A guardare la guerra degli hacker rimbalzare dagli Usa alla Russia dalla Russia agli Usa,   a guardare la follia delle americane minacce alla Russia, quella follia d'una terra che non s’avvede d’aver perso la supremazia, o forse sì e minaccia per questo. Avrei potuto raccontare che ovunque si volga lo sguardo, in questi giorni e da troppo, altro non si vede che la vita consumare se stessa, bruciare se stessa, divorare se stessa. Altro non si vede che quest’occidente divorare se stesso. Così, oggi, racconterò una leggenda, un’antica leggenda. E’ all’occidente che la dedicherò rubandola all’oriente, all’India, alla mitologia del dio Shiva e di Parvati, la sua dea terrestre.
Accadde, un tempo, che dinanzi alla divinità si presentasse un demone. Un terrifico demone. Il demone aveva appena sconfitto gli dei che dominavano la Terra ed ora veniva ad affrontare il dio supremo con una richiesta impossibile da soddisfare: il demone chiedeva che Shiva gli cedesse Parvati. In risposta alla richiesta Shiva altro non fece che aprire il suo terzo occhio, quello posto al centro della fronte. Improvviso un fulmine colpì la Terra e un altro demone, ancor più terrifico, apparve accanto al primo. Era una creatura famelica la cui coda nervosamente si muoveva verso i quattro punti cardinali e la testa di leone mostrava la sua natura divoratrice. Alla sua vista il primo demone, terrorizzato:-Cosa posso mai fare?-, pensò, e supplicò la misericordia di Shiva.
Bisogna sapere che quando ci si affida alla misericordia di un dio, questi non può rifiutare la protezione, così Shiva dovette difendere il primo demone dal secondo. A questo punto il demone dalla testa di leone rimase senza carne da divorare e, non sapendo come soddisfare la famelicità che lo tormentava, si rivolse a Shiva: -Chi dunque mangerò?-, gli chiese. E Shiva: -Perché non divori te stesso?- rispose.
Shiva non aveva neppure terminato di formulare il suggerimento che il demone famelico, coi denti che furiosi laceravano la carne, prese dai piedi a divorare se stesso. Mostruoso salì, salì, salì lungo tutto il corpo finché ebbe divorato tutto, finché giunse alla faccia, lì si fermò.
Incantato rimase il dio Shiva a questo spettacolo: -Ecco, pensò, sono di fronte alla vita che vive di se stessa, per questo divora se stessa.- Fu allora che a quella maschera leonina che era tutto ciò che restava della famelicità, a quella maschera simile al sole, disse: _Ti chiamerò Kirttimukha, tu risplenderai sulle porte di tutti i miei templi. Chiunque rifiuti di onorarti e di adorarti, non potrà mai giungere a conoscermi.- 
 Kirttimukha vuol dire “ Faccia di Gloria”, ed è per questo che il simbolo del leone-sole è sui templi dedicati al dio Shiva la cui sposa, Parvati, è la dea della vita.
Quel che la leggenda ci dice è che il primo passo verso la Conoscenza, che sempre porta con sé il mistero della vita, sta nel riconoscere l’essenza mostruosa e al contempo gloriosa della vita stessa. Imparare a vivere nel dolore gioioso e nella gioia dolorosa della conoscenza della vita quale essa è, altrimenti, vivere solo di vita, vuol dire divorarla. Questo il significato di Kirttimukha che, tra mostruosità e gloria, tenebra e luce, ci insegna il modo di vivere la vita nella sua essenza più profonda. Ma non si potrà mai giungere alla sua conoscenza, alla conoscenza  di Shiva e di Parvati se non si sia capaci di inchinarsi dinanzi a quella maschera e oltrepassare la soglia del “tempio” con umiltà.
Marika Guerrini

mercoledì 26 ottobre 2016

Quetta terrore nella notte

... Quetta, Baluchistan, ora locale: 24 circa, in Italia 21, notte tra il 24 e il 25 c.m., un giorno fa. Al “Police Training College“, Accademia di Polizia a 20 kilometri dalla città, i cadetti dormono. Tre attentatori con giubbotti esplosivi irrompono nelle camerate, all’impazzata scaricano i kalashnikov. L’immediato intervento delle forze di sicurezza pakistane, armate di mitragliatori e bombe a mano, non riuscirà ad evitare il peggio. Lo scontro a fuoco durerà quattro ore. Il numero delle vittime sarà di 61 morti e 160 feriti tra cui molti tuttora in pericolo di vita. La maggior parte saranno cadetti, i tre attentatori saranno vittime anch’essi, due suicidi, il terzo ucciso dalla polizia.
A comunicare il fatto è l’Aamaq, agenzia vicina al Daesh che rivendica l’azione. Anche lo scorso mese di agosto, miliziani del Daesh hanno attentato a Quetta, “assassinio di avvocati”, provocando più di 80 morti. Eppure questa volta qualcosa ci sfugge. Conoscendo più che bene la situazione laggiù, avvertiamo una strana sensazione, come di notizia incompleta o inesatta. Riflettiamo insieme.
Per agire a questi livelli a Quetta, quindi nel martoriato Baluchistan quindi in Pakistan, bisogna supporre un aggancio tra Daesh e Lashkar-e-Jhangvi o suoi affiliati,  oppure tra Daesh e Tehreek-e-Taliban, gruppi terroristici che spesso abbiamo incontrato nelle nostre pagine quali autori di attentati e stragi quasi sempre perpetrati nei confronti dell’etnia sciita Hazara che, proprio nella capitale del Baluchistan, è presente con una città nella città. I Tehreek-e-Taliban poi, sono coloro che nel 2014, dicembre, attaccarono la Scuola Pubblica Militare di Peshawar provocando 80 morti di età tra i 10 e i 18 anni.
Sta di fatto che gli attentatori, miliziani del Daesh, si dice, per via di alcune telefonate, siano giunti dall’Afghanistan, il che sarebbe anche ovvio, ma sappiamo che cellule del Daesh in Afghanistan sono nella regione del Kyber Pass, zona di Nangarhar, distretto di Haska Mina, dove i miliziani si addestrano, nord-est per l’Afghanistan, sud-ovest per il Pakistan, sulla Linea Durand, confine che corre in perpendicolare combaciando i due paesi. Non dimentichiamo anche che a pochi kilometri da Quetta, oltre il confine che dalla città si vede quasi ad occhio nudo, ovvero in Afghanistan, vi è Kandahar, da sempre, quasi, base Nato. E sappiamo che, tranne alcuni elementi quali Abdul  Khaliq, Bajahur Hafiz Saeed Khan, il portavoce di  Saeed Khan di cui ci sfugge il nome ed altri quattro o cinque elementi usciti dalle fila dei Taliban per aderire al Daesh, questi gruppi combattono la presenza del Khilafat, Califfato di Al Baghdadi, nella regione, in cui, con il beneplacito Nato, è penetrato.
 Quel che si dice anche e non da ora, è che obiettivo del Califfato sia la nascita di un Emirato Islamico del Khorasan, dal nome dell’antica provincia estremo orientale dell’impero persiano, che oggi corre dal subcontinente indiano al nord-est dell’Iran, attraverso Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tajikistan.
Pensando a quelle terre e alle loro genti nonché alle grandi messe in scena del Califfato poniamo anche a questo un grosso punto interrogativo, troppo lungo da spiegare.
Da dove sono giunti gli attentatori del College di Quetta? A cosa, a chi erano collegati? La motivazione sunniti-sciiti non regge: il College era aperto a tutti. Quel luogo è un brulicare di spie prezzolate d’ogni tipologia e d’ogni dove. Come sappiamo, le risorse minerarie sono enormi e non ancora sfruttate. Come sappiamo Multinazionali straniere sono presenti per lo sfruttamento. Che ci sia stata una rivendicazione lascia il tempo che trova. Peccato che sempre, proprio sempre, questi attentatori muoiano sempre proprio sempre prima che li si costringa ad una confessione. Chissà se hanno urlato: Allah-u- Akbar!  
Quel che è triste, molto più che triste, è che ancora una volta, come in un’emorragia del pianeta, siano state giovani vite innocenti ad essere spezzate.
Marika Guerrini

immagine: quotidiano.net

lunedì 10 ottobre 2016

"Sulla Siria i media internazionali calpestano la verità" parole di Joseph Tobji

... "ora, adesso come ieri, prima e forse poi, l'impulso che si ripete nel prendere la penna e segnare quel che continua ad accadere interessando tragicamente i mondi d'oriente e d'occidente, è tacere. Seguire le parole segnate da K. Kraus nel suo Gli ultimi giorni dell'umanità: Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia . Tacere.". E ancora:
"Alla Siria, dall'economia dell'universo, potrebbe essere stato affidato un gravoso, ma di grande utilità storico-evolutiva, compito: la rinascita dell'occidente. La Siria con il sacrificio di sé, il dolore della  sua gente, il dolore di migliaia e migliaia di sue anime bambine a cui  è stata strappata l'infanzia oltre che la loro storia, questo tutto così incredibilmente evidente, così manifesto al mondo, per motivi e movimenti che sfuggono all'umana misera ragione, potrebbe riordinare la storia. Il sacrificio della Siria potrebbe essere quell'illusione, quel qualcosa che accade nell'animo umano ad arrestare il corso dell'occidente nella discesa agli inferi. 
Stralci di una pagina di occiriente, una di queste pagine, parole tracciate il 7 febbraio di questo stesso 2016.  
Avremmo potuto fermarci prima, dovuto, non l'abbiamo fatto. 
Pagine e pagine abbiamo scritto sulla Siria, abbiamo scritto anche, come ora, d'aver scritto, lì avevamo un amico un tempo, le sue telefonate all'alba, chi ci segue lo sa, sa che Youssuf era il suo nome, ora non è più. Ma le pagine dell'alba, quelle da lui "dettate" sulla sua Siria, ci sono, ci saranno e continueranno ad essere finché la Siria sarà liberata dall'infamia di questa guerra. Stavolta però lasciamo ad altri la parola, una parola di sei giorni fa, parola pronunciata in sede del Senato d'Italia, alla III Commissione Esteri, pronunciata dall'Arcivescovo cristiano maronita di Aleppo. Parola segnalata ma non abbastanza. Lasciamo la parola ad una voce umana, veritiera, pulita, che giunge dalla guerra, non una guerra, la guerra. Chi non l'abbia già ascoltata o chi l'abbia, clicchi sul sito segnalato di seguito, si liberi da qualsivoglia pregiudizio o idea o quel che sia di qualsivoglia natura e ascolti quel che già sa, quel che  il mondo continua a fingere di non sapere, come il Ministro Gentiloni che condanna la Russia e al-Assad, ovvero la risposta, mentre collabora con chi  ha procurato l'attacco, chi quest'inferno ha deciso, scatenato e mantiene in vita.

Arcivescovo di Aleppo: "Sulla Siria i media internazionali calpestano la verità". PandoraTV

E' quel che accade quando la politica si sottomette alla teocrazia finanziaria, la menzogna si fa padrona, l'umanità viene sacrificata al profitto. I suoi frutti si fanno amari.
Marika Guerrini
immagine:web


mercoledì 5 ottobre 2016

Afghānistān: Bruxelles parole vuote e criminali

Kunduz: la Valle
…giorno 4, giorno 5 di quest’ottobre del 2016, ieri, oggi, i due giorni di Bruxelles come quelli di Londra di due anni fa, come quelli di Tokio di quattro anni fa, come tutti gli incontri d’occidente e d’oriente in cui ci si riunisce per “parlare “ di Afghānistān. Parlare vuote parole, dall’astratto significato, ancor più astratta realizzazione, parole pericolose, anche.
Vetrina, questa di Bruxelles, fortemente desiderata da Ashraf Ghani, indegno Presidente di quella Terra. Ma Ghani come tutti gli indegni, è furbo, con lui, in qualità di Ministro degli Esteri, Salah’Uddin Rabbani, figlio di quel Rabbani, Buran’Uddin, che fu Presidente della Repubblica Islamica d’Afghānistān (1992-2001), Presidente legittimo, eletto per legittime elezioni, di quel Governo legittimo di cui A.S.Massoud fu Ministro della Difesa. Quel Governo legittimo che l’occidente non solo ignorò ma scavalcò invitando al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, 2001, i Taliban, il falso Governo dei Taliban, anche se, per salvare la faccia, finse di negare loro la legittimità, anche perché nel frattempo il neo Presidente G.W.Bush formava la squadra del proprio Governo con la Condoleezza Rice, ex dirigente Chevron-Texaco e la Gale Norton rappresentante della Delta-Oil e della BP-Amoco, dopo di che avrebbe sovvenzionato i Taliban con svariati milioni di dollari al fine, ufficiale, di “riconvertire”, tramite i contadini locali, i campi coltivati ad oppio, mentre commissionavano ordinazioni e facevano acquisto, attori: Usa-Europa. Uniche cose ad essere, in verità, “riconvertite” fu la direzione delle bombe statunitensi che mai avrebbero colpito, né allora né poi, i campi di oppio, e lo stesso oppio trasformato in eroina, con la fabbricazione di una raffineria proprio in quel di Kandāhār, lì, sotto l’occhio vigile prima british poi Usa. 
Ma il Ghani di facciata, ieri, oggi, si fa accompagnare dal figlio dell’unico Presidente aghano legittimo, perché eletto senza trucco prima della frantumazione del Paese, non come  Hamid Karzai dal marchio americano o, appunto, idem, Ghani. Eppure, l’asino casca, perché con Ghani, a Bruxelles, ci sono anche due tra i peggiori sanguinari afghani, non perché Signori della Guerra, perché traditori: Galbuddin Hekmatiar e Rashid Dostum. Ma l’ignoranza permette la menzogna, e il sonno anche e l’Occidente continua a scegliere entrambi. E a Bruxelles le parole saranno, sono, vuote e criminali. Vuote perché  il piano di riforme, presentato discusso: economico, servizi pubblici, diritti delle donne, riduzione del traffico di oppio e derivati, lotta alla corruzione, alla speculazione in ogni ramo sociale, compresa sanità, istruzione eccetera eccetera, non potrà mai e poi mai essere realizzato finché non si “pulisca” il Paese dallo straniero e si "converta" la società tutta attraverso un lento cammino di conoscenza e modernizzazione, cammino che Re Aman’Ullah (Regno 1919-’29) aveva intrapreso e realizzato, per poi trovarsi in esilio per rivolte interne fomentate dall’allora Impero Britannico, confinante in India. Cammino che può iniziare a muoversi solo ed esclusivamente all’interno del paese stesso, non con stranieri o sotto la guida o la minaccia di afghani venduti, legittimati da dollari ed euro.
Parole criminali perché, con l’ipocrisia propria al contemporaneo occidente, Europa in questo caso, prima ancora che prendesse avvio questa buffonata bruxelliana sul Paese, l’UE si era già accordata, domenica 04 c.m., sul rimpatrio dei migranti afghani previo denaro allo Stato afghano. I trenta denari.
Così sono stati venduti i migranti afghani. 
Cosa importa se laggiù la guerra sta subendo un progressivo peggioramento. Cosa importa se il Paese è più che mai insicuro. Cosa importa se si fa un passo e non sai se ci sarà il secondo. Cosa importa se molti di loro non hanno più casa lavoro vita civile parenti, né possibilità di…, nulla. Sì, certo, c’è un’eccezione in quest’Accordo, riguarda i minori non accompagnati o orfani, forse sì forse no, bisognerà informarsi sulle condizioni locali, sì, certo, chi scrive ne ha viste tante di Organizzazioni Umanitarie, arricchitesi con il denaro stanziato per: Assistenza e Accoglienza ai Minori, laggiù.
L’accordo di Bruxelles dal nome: Joint way forward on migration issues between Afghānistān end EU, vale a dire: Prossimi passi congiunti, tra Afghānistān e UE, sulla migrazione, validità quattro anni, contempla gli stessi impegni presi a Londra nel 2012. Ovvero tutto come prima com’è ora come sarà domani. La fobia dei migranti è riuscita anche a stilare una carta di condanna, a morte, non certa ma probabile, per quei migranti che verranno rimpatriati in una patria che non c’è più.
Nulla cambia, in Afghānistān va tenuta invariata l’attuale condizione: è potere di controllo, innanzi tutto, potere esercitato dalle nove basi Nato presenti, potere che, oltre alla posizione strategica geopolitica, vuol dire continuare lo sfruttamento di suolo e sottosuolo, da cui denaro denaro denaro, il che rende opportuno il denaro stanziato a Bruxelles anche per le riforme di cui sopra, denaro stanziato inutilmente rispetto agli obiettivi dichiarati, denaro che entrerà nelle solite tasche, che siano corrotti locali o stranieri, a qualsiasi livello e coprenti qualsiasi ruolo istituzionale e non.
Tutto questo Bruxelles, sinonimo di ipocrita Europa, lo sa. L’Afghānistān va tenuto in ginocchio, sì è fatta parola d’ordine quest’espressione, ma l’Afghānistān non ha più ginocchia su cui poggiare.
Marika Guerrini

domenica 25 settembre 2016

Mediterraneo in "tempesta"

.. potere, congiura, menzogna, guerra, Mediterraneo. Il pensiero shakespeariano  ancora una volta articola le parole. Così ne "La tempesta", la voce di Ariel, spirito amico e messaggero del mago Prospero, Duca, questi, di Milano, usurpato ed esiliato da una congiura ordita dal fratello Antonio, e la voce dello stesso Prospero, artefice per via di magia della terribile tempesta di vendetta ma pur del seguente placarsi dei flutti, sacrificio-rinuncia delle proprie arti-armi magiche, da cui lo stabilirsi della pace,   evidenziano momenti storici e moti dell'animo, evocativi di questi nostri tempi. Qui, tre passi della commedia, opera penultima del grande drammaturgo. in cui tutti hanno emblematico motivo d'essere, persino ubriachi della ciurma come Stefano. Ascoltiamo.

Atto II - scena prima

" Ariel (canta):                                        

Mentre dormi a notte scura 
Sagacissima congiura 
Coglie l'animo furtivo.  
Se ti è caro l'esser vivo, 
Scaccia il sonno, i panni afferra: 
Guerra, guerra! ...

Atto V - scena prima

Prospero:     
E voi, o elfi delle colline, dei ruscelli, degli immobili laghi, dei boschi, e voi che sulle                          sabbie con passi senza orme cacciate indietro la marea di Nettuno, e le sfuggite quando                  rifluisce; voi mezzi burattini che al lume di luna formate quei piccoli cerchi di erba  amara che le pecore non brucano; e voi che tanto vi divertite a far crescere i funghi a mezzanotte, che provate piacere all'udire il suono grave del coprifuoco... è stato mediante l'aiuto vostro - per quanto deboli voi siate, se soltanto da voi si debba dipendere - ch'io ho   velato il sole di  mezzodì, ho comandato ai venti ammutinati, ho provocato una strepitosa guerra tra il verde del mare e l'azzurro del cielo, al tuono rumoreggiante ho dato il fuoco perché incutesse spavento, ho spaccato la forte quercia di Giove con il fulmine di lui medesimo, il promontorio ho scosso fin dalla sua base salda,  e dalle loro radici ho divelto
e il pino e il cedro.  Al mio comando anche i sepolcri hanno destato coloro che dentro vi            dormivano e si sono aperti e li hanno lasciati andar liberi:  tant'era potente la mia arte.   Ma  questa mia primitiva arte, ecco io abiuro, e dopo che le avrò chiesto una qualche musica celeste - come quella che ora invoco -  al fine di conseguire quel ch'io m'intendo sui loro sensi,  per i quali è inteso questo incantesimo fatto d'aria, spezzerò la mia bacchetta, la seppellirò alquante tese sotto terra, e getterò in mare il mio libro così che scenda molto più in fondo di quanto mai sia sceso uno scandaglio....                                                   
                      

Atto III - scena seconda

Stefano (canta):                                                   

Scherza e deridi
Deridi e scherza
Il pensiero è libero..." 

Ora lasciamo Shakespeare alla sua immortalità. Che ognuno interpreti, comprenda o non comprenda. Altro non va detto.

Marika Guerrini
 immagine wekipedia